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Serie A, le parole di Conte verso Sampdoria-Inter

L’allenatore dell’Inter Antonio Conte ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della gara di domani a Marassi contro la Sampdoria di Di Francesco. 

Queste le sue parole: 

^Giocare a Marassi è sempre insidioso, Di Francesco è un tecnico molto bravo, che trasferisce organizzazione alle sue squadre. Ha cambiato sistema di gioco, ma in ogni caso i suoi concetti restano chiari. Li abbiamo studiati. Ci aspetta una gara in cui avremo tantissimo da perdere”.

Sulle imminenti sfide contro Barcellona e Juventus e su Lukaku: 

Il match della vita è sempre il prossimo, ci aspetta un partita con la P maiuscola, ovvero quella contro la Sampdoria. È la quinta in pochi giorni e perciò è inevitabile prendere dei rischi. La squadra deve comunque andare in campo per prendere il massimo. Romelu fa parte della rosa”.

Sulla partenza sprint dell’Inter: 

“Nessuno parte per perdere, abbiamo sempre cercato la vittoria. Ne abbiamo ottenute cinque di fila ed è importante, ma siamo solo all’inizio. Dobbiamo continuare con la stessa voglia cercando di migliorarci di volta in volta. Se vuoi essere protagonista e diventare una squadra grande e forte, servono i punti, la stabilità, le certezze. Stiamo cercando di migliorare sotto questi punti di vista”.

Poi una domanda che riguarda a che punto si trova la squadra: 

“Quando cambi guida tecnica, in sostanza cambia tutto. C’è un percorso per tutti i tecnici che sono appena arrivati in panchina e iniziato un nuovo percorso con le proprie squadre. Ognuno di noi ha dei margini di miglioramento. Per qualcuno sarà un percorso più semplice, per altri più articolato. Io son convinto che noi il nostro dobbiamo ancora farlo. Vedremo quanto in fretta ci riusciremo”.

Su un’eventuale similitudine sulla sua Juve e l’Inter attuale, come potrebbe essere la difesa: 

“Quando parliamo di forza difensiva, dobbiamo pensare all’intera squadra. Non difendono solo i portieri, ma tutti gli undici giocatori in campo. La cosa più importante è riuscire ad avere un equilibrio tra le due fasi. Nel calcio moderno si parte in costruzione e non, come dice qualcuno, in ripartenza. Bisogna essere sempre bravi a migliorare in tutto. Parallelismi è difficile farne, sono situazioni diverse. Ricordo comunque che nel 2011 fummo bravi a vincere da imbattuti, pareggiando tante partite. Trovammo tante di difficoltà e un Milan con giocatori forti come Ibrahimovic, Nesta, Silva, Gattuso, Robinho che, in alcuni aspetti, mancarono. C’erano però anche l’Inter del triplete e il Napoli di Hamsik. Oggi non siamo noi i favoriti, ho sempre detto che Juventus e Napoli sono davanti in modo importante, ma l’approccio non deve cambiare. Il livello del torneo si è alzato. Guardiamo la Lazio che può tranquillamente stare tra le prime quattro, il Milan con questa società solida pure. Vedremo quale sarà il nostro meglio e così potremo catalogare il tipo di situazioni che saremo in grado di affrontare”.

Sugli alti e bassi: 

“Basta andare a vedere gli ultimi nove anni della storia dell’Inter. Noi non siamo i primi a vincere le prime cinque partite. Questo gruppo due anni fa, a dicembre, era capolista per poi finire in Champions all’ultima giornata in casa della Lazio. Pure con Mancini è stato così. C’è uno storico che deve farci rizzare le antenne e tirare fuori le unghie. I cavalli buoni si vedono solo all’arrivo“.

Su D’Ambrosio e Candreva: 

“Stanno tutti bene, chi ha avuto qualche acciacco è ormai recuperato. Danilo è uno da calcio moderno perché duttile”.

Su Sanchez: 

 “Ne ho parlato tanto, fate sempre la stessa domanda. È un calciatore, come detto, che ha determinate caratteristiche. Sta a noi fargli ritrovare vena e brillantezza che negli ultimi anni ha un po’ perso. Prima o poi lo vedrete in campo dall’inizio. Contro la Lazio si è visto che, al suo ingresso in campo, non era entrato un calciatore qualsiasi”.

Sulla personalità di qualche elemento della rosa: 

Quando parlo di crescita, intendo anche di leadership. Il mio compito è far migliorare la rosa sotto tutti gli aspetti. Io resto cauto perché dobbiamo crescere in tutto. Nessuno qui ha la bacchetta magica. Certo, il fatto di trovare grande disponibilità, ci fa stare più sereni rispetto al passato. Una o due vittorie però non cambiano il pensiero: lavorare duro e dare sempre il massimo”.

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